Giuseppe De Santis  Filmografia  Note  Bibliografia 
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Il successivo Giorni d'amore (1954) rappresenta un ritorno, affettuoso e gioviale, ai luoghi natii (9). Le vicissitudini di Angela e Pasquale (i giovanissimi Marina Vlady e Marcello Mastroianni), che finiranno per coinvolgere tutti gli abitanti di Fondi, vengono descritte:"con gusto artificiosamente naïf, con un neorealismo non rosa, ma caleidoscopico"(10), anche grazie alla consulenza per il colore dell'amico e concittadino Domenico Purificato.

I problemi produttivi si accentuarono, per De Santis, nel 1956. Durante la realizzazione di Uomini e lupi -che segna il ritorno della Mangano su un set del regista ciociaro- nascono contrasti con la "Titanus", che voleva trasformare la storia in un "western abruzzese" e accorciare la pellicola di ben 500 metri. Pur di non sottostare alle imposizioni, De Santis abbandona il lavoro (non curando l'edizione) e non riconosce il film. Il risultato è un'opera imperfetta, deturpata dai tagli arbitrari, ma con un'articolazione psicologica notevole ed è da ricordare come il "primo incontro" di De Santis con il Cinemascope. Produttore per la "Titanus" è Giovanni Addessi, nativo di Fondi.

Inimicatosi idealmente tutti i produttori italiani, il cineasta è costretto, due anni dopo, a girare in Iugoslavia un film che ricorda nell'ambientazione il paesaggio ciociaro (dove infatti doveva essere girato).Forse per aver ritrovato una serenità produttiva a cui non era più abituato, il cineasta realizza una delle sue opere migliori: La strada lunga un anno. Le qualità stilistiche e narrative del film vengono subito apprezzate all'estero (un Globo d'oro ed una candidatura all'Oscar per il miglior film straniero all'attivo) ma in Italia è rifiutato alla Mostra di Venezia ed escluso dai circuiti distributivi e in pochi riescono a vedere il film. Oggi le cose non sono cambiate per il meglio: il film non è mai uscito in videocassetta e l'unica copia presente in Italia è di proprietà dello stesso De Santis.

La garçonnière, realizzato nel 1960, è un dramma circoscritto spazialmente al luogo degli incontri tra un professionista di mezza età (interpretato da Raf Vallone) e le sue giovani amanti (tra cui la giovane e seducente Gordana Miletic, compagna del regista e sua futura moglie). Film "borghese", o meglio su una borghesia in crisi, è realizzato da Roberto Amoroso, un produttore indipendente napoletano.

Ma Italiani brava gente (1964) vede nuovamente emigrare De Santis e realizzare così la prima coproduzione del cinema italiano con L'Unione Sovietica. All'epoca accusato di disfattismo e antipatriottismo, il film è oggi considerato, insieme a Uomini contro di Francesco Rosi, :"il miglior film italiano dove si rappresenta la guerra"(11) ed ancora :"uno dei pochi film italiani che sfrutti pienamente le possibilità della macchina da presa nel riempire i grandi spazi di folle, di azioni e di movimenti"(12). Ma si conservano intatte le critiche per una presunta ingenuità contenutistica e un'impostazione demagogica; e per la sua eccessiva politicizzazione.

Ormai emarginato dal sistema produttivo nazionale, per tornare dietro la macchina da presa De Santis è costretto ad autoprodursi -con la collaborazione dell'amico Giorgio Salvioni- Un apprezzato professionista di sicuro avvenire (1972), a tutt'oggi il suo ultimo lungometraggio. De Santis recupera qui l'intreccio crimine-inchiesta che nel suo cinema non rappresenta (come è stato erroneamente scritto) una novità. Basti pensare ai suoi primi tre film. Eccessivo, aspro, caricaturale (ma anche, a tratti, troppo esplicito), il film mantiene una freschezza ed un'attualità sorprendenti nello svelare l'impotenza morale di una borghesia affarista e spregiudicata (13).

GLI ANNI DEL SILENZIO :"Si può attendere molto da questo giovane regista eccezionalmente dotato"(14). Purtroppo le parole di Georges Sadoul, risalenti ai primi anni '50, sono state premonitrici a metà, ovvero per quanto riguarda i film che il regista di Fondi è riuscito a realizzare. Si può tranquillamente affermare che il cineasta De Santis avrebbe avuto modo di esprimersi al meglio arricchendo la sua purtroppo esile filmografia se si considerano i numerosissimi progetti che, ad un passo dalla realizzazione, sono sfumati per le più svariate ragioni, e la pregevole fattura e ricchezza di questi scritti. Ne citiamo solo alcuni: Noi che facciamo crescere il grano, che doveva essere il film che avrebbe concluso la quadrilogia della terra iniziata con Caccia tragica; Portella delle Ginestre; Pettotondo, storia di una prostituta-contadina che avrebbe dovuto vedere come interprete una giovanissima Claudia Cardinale; Ovidio, l'arte di amare; Gli anni di Giove; I fatti di Andria, film per la RAI TV in quattro puntate; Il permesso, storia della giornata di "libera uscita" di un gruppo di detenute per reati di terrorismo; Vite parallele; Agnese lungo il mare, e molti altri.

Il meritatissimo Leone d'oro alla carriera, assegnato al regista di Fondi nel settembre del 1995 insieme ad altri grandi artisti italiani ed internazionali (Martin Scorsese, Woody Allen, Alberto Sordi, ...) ha rappresentato  un tardivo riconoscimento al disoccupato eccellente del cinema italiano. Se ha potuto ripagarlo moralmente delle difficoltà e degli ostracismi subiti durante la carriera, non è riuscito certamente a restituirgli la gioia del set, che per un regista rappresenta la vita.

        Ha scritto Gian Piero Brunetta:"Tra tutti i personaggi che possiamo idealmente far rientrare nella colonia dei padri fondatori del nuovo cinema del dopoguerra -per ragioni diverse e mai del tutto chiarite fino in fondo- con un'azione centripeta e schiacciante, il sistema produttivo, quello critico e il pubblico, ne decretano l'espulsione senza offrirgli alcuna possibilità di rientrare, condannando la sua forte e generosa voce al silenzio progressivo e all'afasia"(15). Potremmo brevemente riassumere alcune di queste ragioni diverse di cui parla Brunetta, se di ragioni si può parlare. Sicuramente un certo atteggiamento da parte di De Santis (alcuni la chiamano cocciutaggine, altri coerenza), cioè quello di voler restare fedele a dei temi che col tempo, complici la leva dei nuovi registi e la stampa degli anni '50 e '60, venivano considerati sempre più fuori moda. Ma ciò non è sufficiente. Bisogna aggiungere la durevole incomprensione dei "puristi" verso un cineasta che, all'interno del movimento neorealista, otteneva strepitosi successi commerciali, come se si trattasse di una contraddizione in termini. A questo si aggiunga la mancanza di attenzione -questa ancor più grave- da parte della critica di sinistra e degli ambienti politici e culturali di quell'area, probabilmente perché De Santis, difendendo sempre la propria libertà di espressione, avrebbe potuto rivelarsi un regista "scomodo" per la stessa sinistra.
        Nonostante questo "prepensionamento forzato", grazie alla freschezza artistica delle sue idee e ad una straordinaria vitalità e lucidità che non lo hanno mai abbandonato, De Santis è riuscito a tornare dietro la macchina da presa nel 1995 (dopo ben 23 anni !) per dirigere insieme ad un giovane regista -Bruno Bigoni- un mediometraggio in video sulla memoria storica della Resistenza. Oggi è un altro giorno. Milano 1945-1995 -questo il titolo- si è aggiudicato il Premio Nazionale "Libero Bizzarri" 1996 come miglior documentario. :"... alternando il racconto e le dichiarazioni dei giovani a frammenti documentari e a sequenze «mentali» di taglio modernissimo che evocano scene di tortura o l’esecuzione per la strada di un giovane, il film riesce a trasmettere una riflessione non accademica sul passato antifascista e sul suo valore oggi"(16).
       Il 16 maggio 1997 Giuseppe De Santis se ne è andato, lasciando un vuoto immenso. Non potendo filmare egli stesso le storie che ideava con un mai sopito impulso creativo, negli anni di inattività forzata egli è comunque riuscito a trasmettere ai giovani la passione per la "settima arte": negli anni ’80 come insegnante di recitazione al prestigioso Centro Sperimentale di Cinematografia ( tra i suoi allievi di allora c’è una fetta di attori del giovane cinema italiano: Iaia Forte, Roberto Di Francesco, Francesca Neri ...), nell'anno accademico 1996-97 come docente di regia alla "Nuova Università del Cinema e della Televisione" di Roma.
        E tra i suoi meriti c'è anche quello di aver incoraggiato e consigliato una giovane Sabrina Ferilli, divenuta una delle attrici di punta del cinema italiano.

        Il suo più grande desiderio, negli ultimi anni, è stato quello di tornare a dirigere un film ambientato a Fondi: "Paese mio", un atto d'amore pieno d'ironia che Giuseppe De Santis avrebbe donato alla sua città.