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NEOREALISMO CINEMATOGRAFICO

Il termine Neoralismo fu utilizzato per la prima volta nel gergo cinematografico dal montatore Mario Serandrei nel 1943 riferendosi ad Ossessione di Luchino Visconti. Dopo le teorizzazioni di De Santis e di Alicata sulle pagine della rivista "Cinema", si concretizzò in un movimento artistico sviluppatosi fino ai primi anni Cinquanta, caratterizzato da un nuovo modo di guardare e rispecchiare la realtà dell’Italia uscita dalla 2ª Guerra Mondiale e dalla Resistenza, in contrapposizione con il cinema esile e retorico del fascismo. Il Neorealismo fu il frutto artistico dei più grandi registi di quegli anni (oltre ai già citati Visconti e De Santis sono da menzionare Rossellini, De Sica-Zavattini; ed ancora: Lizzani, Pietrangeli, Puccini, Lattuada, Comencini, ...), un cinema antropomorfo che affrontava la realtà italiana con una coscienza politico-artistica innovativa e che ha fatto scuola nel mondo intero.